Lungo la scalinata che dal Chiostro conduce giù verso i resti dell'antico romitorio , il primo ambulacro a sinistra è la così detta "Grotta del diavolo", perché - secondo la tradizione - S. Francesco vi tenne chiuso il demonio che, sotto forma umana, cercava di ostacolare la costruzione del Convento.
La scalinata sfocia nell'Oratorio primitivo, formato da un antro rettangolare, con volta a botte, tramezzato da due archi rudimentali a tutto sesto, mentre sulla parete che dà sull'Isca si aprono tre finestrelle rettangolari: è lungo m. 12,60 e largo 4,30. Nel fondo c'è l'altare semplicissimo.
Per la Porticina, seguita da uno stretto cuniculo, si accede alle cellette dei primi tre Compagni del Santo, poste sotto l'attuale cucina del Convento: sono emerse di recente in modo piuttosto misterioso.
Nel 1929 il solaio della cucina sprofondò, coinvolgendo nelle macerie un Fraticello: a lui compare un Frate, che si suppone S. Francesco di Paola, il quale lo prese per mano e lo condusse fino alla porta, alla quale bussò con un sasso, che ancora si conserva.
Dai saggi, condotti attraverso quella porta, si venne alla scoperta dei ruderi del primitivo romitorio, che era stato ingombrato da materiale diverso fin dall''occupazione francese del 1809.
La prima celletta è rettangolare (m. 5,30 per 2,20); la cella contigua, molto irregolare, conserva su un pilastrino la ricordata pietra, con cui l'ignoto Frate bussò alla porta nel 1929; la terza, detta "Antro della Penitenza", è tutta nel tufo, rettangolare (m. 5,30 per 1,60), ed è molto umida, perché le pareti trasudano acqua che scorre lungo i margini del pavimento.
Queste tre cellette sono a brevissima distanza (una sessantina di metri) dalla primitiva grotta di S. Francesco, posta al di là dall'Isca, ai piedi di uno dei piloni del "ponte del diavolo": la loro ubicazione concorda perfettamente con la descrizione fattane dalle fonti più antiche. Sarebbe perciò più che opportuno collegarle con la Grotta del Santo, mediante un viottolo e una passerella sul torrente.