Quando ritornò a Paola, egli scelse di ritirarsi a vita eremitica in un podere messo a disposizione dagli stessi genitori e da alcuni parenti. Tutto questo avviene quando Francesco ha raggiunto l'età di circa 16 anni.
Per alcuni anni Francesco vive da solo in una grotta, praticando una vita eremitica segnata da preghiera, lavoro manuale, rigorose astinenze e digiuni. Il suo cibo è strettamente quaresimale, basato su erbe e legumi.
La sua presenza nella montagna di Paola e il tenore della sua vita non restano a lungo sconosciuti. Presto la gente accorre presso il suo romitorio. Come tutti gli eremiti, egli esercita un ruolo particolare di consigliere della gente, di loro fiduciario e depositario delle loro confidenze e problemi, di guida morale e religiosa, di interprete dei loro bisogni materiali e spirituali, di fustigatore dei cattivi costumi e delle sopraffazioni ingiuste.
Qualche prodigio da lui compiuto fa crescere la sua fama di uomo religioso e di santo, attirando così al suo eremo tanta gente, che viene anche da fuori del circondario di Paola, poi pian piano da tutta la Provincia di Cosenza e dell'intera Calabria.