IMG_4346Questa è la terza dimora utilizzata nel Santuario da S. Francesco. Intorno al 1435, il giovane eremita si ritira dapprima in una cavità presso un antico ponte medievale, oggi noto come "ponte del diavolo". A motivo della gente che vi transitava, scese più a valle e scavò nella roccia una grotta che sarà per molti decenni la sua nuova casa. Dopo il 1467, a conclusione della visita apostolica, iniziano i lavori per la costruzione della chiesa e dell'annesso eremo. La cella, utilizzata dal Santo sino alla partenza per la Francia (1483), è di dimensioni molto ridotte, si trova unita al coro, dove il Santo trascorreva molte ore della notte e, dopo la sua canonizzazione (1519), è stata trasformata in cappella. Nella cellaIMG_4352 del Santo, oltre ad una tela ottocentesca che lo raffigura in estasi, alle pareti presenta due miracoli. Il primo riproduce S. Francesco che tiene nelle mani, senza bruciarsi, i tizzoni ardenti al cospetto del visitatore apostolico, mons. Baldassarre De Gutrossis, e del canonico Don Carlo Pirro, in rappresentanza dell'Arcivescovo di Cosenza.IMG_4355L'altro miracolo affrescato riproduce la risurrezione di Nicola Alessio, al quale la madre Brigida Martolilla, sorella di S. Francesco, aveva negato il permesso per entrare a far parte della congregazione eremitica fondata dallo zio.